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Kandinsky
Vrubel' Jawlensky
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In mostra viene riconosciutoun più ampio spazio alle personalità artistiche di tre autori: Michail Vrubel' (Omsk 1856 - San Pietroburgo 1910), Alexey von Jawlensky (Torschack 1864 - Wiesbaden 1941) e Vassily Kandinsky (Mosca 1866 - Neully-sur- Seine 1944). La sezione dedicata a Michail Vrubel' è un'autentica scoperta per il pubblico: in Italia, è dalla Biennale di Venezia del 1907 che non si organizzava una mostra così ampia ed articolata sulla sua opera. Ancora molto apprezzato in Russia, oggi molti critici collocano Vrubel' tra i più importanti artisti nel panorama pittorico europeo a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, descrivendolo come una personalità di rilievo nel passaggio dalla pittura romantica al simbolismo e alla sperimentazione delle avanguardie. La novità della sua opera fu subito colta da alcuni degli artisti più sensibili della generazione a lui successiva, russi e non. Considerato il massimo esponente del simbolismo russo, in patria fu apprezzato dai primi rappresentanti delle avanguardie negli anni '10, e anche da Kandinsky, Malevic e Chagall, che ammise di avere provato una vera infatuazione per i suoi famosi toni viola; fuori dalla Russia, sappiamo che il giovane Picasso passava ore nella sala a lui dedicata nella grande mostra sull'arte russa organizzata a Parigi nel 1906 da Djagilev, il fondatore ed artefice del successo dei balletti russi in Europa. Addirittura, per la sua pittura a scaglie, a cristalli quasi materici, e per l'angolosità geometrica di alcune sue composizioni fu visto come uno dei precursori del 'cubismo'.
Michail
Vrubel, Autoritratto con la conchiglia, 1905, particolare-
San Pietroburgo, Museo di Stato Russo In mostra è possibile ripercorrere le tappe più significative della sua evoluzione pittorica: dai bozzetti per le pitture murali della chiesa di San Cirillo a Kiev del 1887, che prendono ispirazione dalla tradizione medievale russa ma che già riflettono un'interpretazione simbolista (per questo gli vennero preferiti quelli più tradizionali di Pavel Svedomskij, anch'essi in mostra con tanto di bigliettino di accettazione) alle figure-simbolo letterarie dominanti la sua pittura, soprattutto 'il Demone' e il Profeta. Michail Vrubel, Demone caduto, 1901 - Mosca, Galleria Tret'jakov* 'Il Demone' è un poema di Lermontov molto famoso tra i contemporanei, alla cui illustrazione Vrubel' lavorerà dal 1890 per tutto il resto della vita, ossessivamente. Il Demone è un giovane dalla forza al limite del soprannaturale che, innamoratosi della bellissima Tamara, ne fa uccidere l'amato per possederla. Riesce così nel suo intento, nonostante la ragazza si rinchiuda in un convento, ma questo causerà la morte della giovane: il Demone rimarrà quindi solo e sconfitto. Sul tema del 'Demone', uno dei favoriti di ogni epoca rivoluzionaria, simbolo del sorgere di nuove realtà sulla distruzione di quelle passate, Vrubel costruirà una nuova realtà artistica, un nuovo universo espressivo attraverso una tecnica compositiva nuova, con forme e colori spezzati, cristallizzati, irradianti luce ipnotica. Dai bellissimi volti androgini del Demone all'immagine della sua caduta, delle sue ali di pavone spezzate in scaglie quasi materiche, tridimensionali, nascerà un simbolo dell'inquietudine della sua epoca, come testimoniato dall'entusiasmo degli scrittori simbolisti per la sua pittura. Michail Vrubel, Volto del Demone, 1890 - 1891 - Kiev, Museo d'Arte Russa* Al tema del Demone seguiranno alte figure che ossessioneranno la produzione pittorica dell'artista, portandolo ad una profonda inquietudine spirituale che dal 1902 si tramuterà in vera e propria malattia psichica: il Profeta, il Faust, le veggenti dal fascino orientaleggiante, il Serafino. Lo sguardo di queste figure rimane impresso nella nostra memoria: impersonale, inanimato o meglio disincarnato, freddo, molto spesso di un azzurro vitreo. Come quello del famosissimo Pan dalla Galleria Tret'jakov di Mosca che possiamo vedere in mostra assieme ad un bozzetto preparatorio.
Michail Vrubel, Pan, 1899 - Mosca, Galleria Tret'jakov*
Qual è il legame tra Vrubel e la Liguria? Michail Vrubel' venne a Genova nel 1894 per riaccompagnare in patria per mare, via Odessa, Sergej, critico musicale e figlio del suo mecenate, l'industriale legato alla costruzione delle ferrovie sovietiche Savva Mamontov. Il giovane era in convalescenza nell'allora paesino di Sturla, vicino a Genova, dopo essere stato operato ai polmoni. E a questa breve esperienza italiana si riferiscono alcune tra le rarissime testimonianze di pittura di paesaggio dell'artista: alcune minuscole tavolette rappresentanti la costa ligure, soprattutto verso il promontorio di Portofino. Questo viaggio nel Mediterraneo assume per l'artista il valore di un viaggio d'arte: parte munito di tutto l'occorrente per dipingere, ma egli non sarà mai un pittore di paesaggi. Per lui è impossibile ed inutile dipingere la natura, quello che si deve, che lo interessa è coglierne la bellezza.
Michail Vrubel, Portofino - studio - , 1894 - Mosca, Galleria Tret'jakov* In mostra sono presenti anche alcune delle sue straordinarie ceramiche. Vrubel divenne il capo della bottega di ceramica del circolo artistico di Savva Mamontov creato nella sua tenuta di Abramcevo, ispirato agli oggetti dell'arte russa popolare, attentamente raccolti nelle campagne, al tema delle favole e dei racconti popolari e ad una visione decorativa della Natura. Ogni espressione di abbellimento estetico della vita quotidiana era sostenuto dal circolo, dalla lavorazione del legno ai costumi popolari, arrivando alla costruzione di una chiesa e alla fondazione di un teatro. Questo fenomeno si inserisce nel filone dei nuovi movimenti artistici europei quali quello dell'Arts and Crafts di William Morris in Inghilterra, precedendo la volontà artistica dell'Art Nouveau di valorizzare la produzione delle arti cosidette minori. Le maioliche di Vrubel furono paragonate dai contemporanei a lingotti d'oro o metalli colorati, per il loro scintillio cangiante e multicolore.
M.
Vrubel', Maschera del leone libico, 1891, maiolica policroma
- Mosca, Galleria Tret'jakov. Si percepisce anche nella ceramica la sua predilezione per i toni lilla-dorati, soprattutto nei cicli fantastici ispirati ai personaggi delle opere di Rimskij-Korsakov, di cui la moglie di Vrubel, la cantante Nadezda Zabela, fu la più famosa interprete femminile. I tratti della moglie sono facilmente riconoscibili in alcune delle sue opere, soprattutto in ceramica (La Primavera, la Principessa del Mare, ambedue in mostra). Della moglie, in mostra è visibile il ritratto, eseguito dall'artista nel 1898, e il costume che Vrubel disegnò per lei per l'opera di Rimskij-Korsakov La fanciulla di neve. L'ultima delle sue opere in mostra ed una delle ultime eseguite dall'artista, è l'enorme quadro Lillà del 1902, in cui il viola, colore dominante in tutta la sua produzione, prende il sopravvento sull'intera composizione riempiendo ogni spazio, debordando da ogni limite, cristallizzandosi modernamente in forme materiche, prismatiche, solide e spezzettate. Sotto questa massa di colore la sagoma della moglie, forse quale interprete di Tat'jana, protagonista del romanzo in versi Evgenij Onegin di Puskin, musicato da Çaikoskij e da lei interpretato, a cui l'autore dice di essersi ispirato. Ma al di sopra dei fiori di lillà strane figure fanno enigmaticamente la loro comparsa: antiche divinità? strane presenze? O forse, ultime immagini dalla coscienza dell'artista, che cominciava a perdersi in altri miraggi e realtà, facendolo sprofondare nella follia e nell'oscurità di una cecità che diventerà completa negli ultimi anni. Della sua ultima produzione rimangono solo alcuni ritratti, in cui la forma spezzatata e il colore livido riflettono però un'immagine del poeta forzosamente elegante e dignitosa.
Vrubel è stato un grande precursore dell'arte moderna ed un artista dalla forte sensibilità decorativa che gli permetteva di esprimersi nel campo della pittura, della grafica, della ceramica, dell'arte monumentale-decorativa, della scultura. Di Vrubel possediamo strumenti musicali decorati e toccanti, visionari ritratti. Un innovatore che prende le fila dalle tradizioni del passato, un visionario e un pittore attento all'osservazione della realtà, un maestro e un precursore.
Bibliografia
per la compilazione di questo testo: catalogo della mostra 'Kandinsky
Vrubel' Jawlensky e gli artisti russi a Genova e nelle Riviere', *Le immagini con asterisco sono tratte dal sito di Palazzo Ducale. |
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