L'in-coscienza
di Zena
rubrica semiseria
Tutto
quello che avreste voluto sapere su Genova e che nessuno ha mai avuto
il
coraggio di dirvi.
Interviste
con la storia
di
Giampiero Orselli
(tratte
dal diario Sottobanco)
Cristoforo
Colombo - La partenza dei Mille - Gesualdo
Piccion el grande scobridor
Fatti
e rifatti
di
Giampiero Orselli
Renzo
Piano - Il sottopasso - Cornigliano
anno 2010
La battaglia di Via Buranello - La
derattizazione - Ode alla rumenta
DDR
- Dizionario della rumenta 
SCAVENGER: WHY,
WHO, WHERE?
di Giampiero
Orselli
Cultura
a Genova
di
Enrico Scalas
Convegno:
Genova, finestra sull'universo
Interviste
con la storia:
CRISTOFORO
COLOMBO

INTERVISTATORE
- Non ci posso credere,
ma lei è...
COLOMBO - (trasalendo violentemente) Cosa, come?
INTERVISTATORE - Lei è...
COLOMBO - Piano, la prego, c'è gente.
INTERVISTATORE - Lei è Cristoforo Colombo, il celebre navigatore.
COLOMBO - Non urli così, ci stanno guardando tutti.
INTERVISTATORE - Colombo, lei deve assolutamente concedermi
un’intervista.
COLOMBO - Mi lasci perdere, non c'è ragione.
INTERVISTATORE - Ma come non c'è ragione, lei è il
più grande
scopritore di tutti i tempi.
COLOMBO - Beè, in effetti la scoperta del dado da brodo
da passeggio è
stata notevole, ma non voglio vantarmi.
INTERVISTATORE - Ma che dado da brodo, lei ha scoperto l'America.
COLOMBO - Insomma la smetta di urlare. Ho già avuto abbastanza
guai.
INTERVISTATORE - Ma come? Lei dovrebbe essere fiero.
COLOMBO - Macchè fiero. Si rende conto del guaio che ho
combinato?
INTERVISTATORE - Ma che dice? Tutto il mondo le è riconoscente.
L'America: la musica jazz, la Coca Cola, i dischi di Elvis Presley...
COLOMBO - Mike Bongiorno, le soap opera, i fast-food... Ho dei
sensi di
colpa grandi come cocomeri.
INTERVISTATORE - Bee, ogni grande scoperta ha i suoi lati negativi.
COLOMBO - Chiamali lati negativi, roba da suicidio. Ma perchè
nessuno
si ricorda di me per le altri grandi scoperte che ho fatto?
INTERVISTATORE - Per esempio?
COLOMBO - Per esempio le asole fosforescenti per le abbottonature
notturne. Oppure il grattatore di ascelle a energia solare. Di queste
cose non parla mai nessuno, invece dell'America... E pensare che io
odio il mare.
INTERVISTATORE - Ma allora perchè è partito?
COLOMBO - Le dirò. A Genova avevo qualche problemino con
i creditori,
così ho deciso di prendermi una vacanza e sono andato in Spagna.
A
Castiglia sono finito a quel maledetto party in casa di Isabella.
INTERVISTATORE - Chissà che emozione! Pare che fosse una
donna
bellissima.
COLOMBO - Una cozza e per di più aveva un difetto di pronuncia,
per
quello che ci fu l'equivoco.
INTERVISTATORE - Che equivoco?
COLOMBO - Lei mi offrì tre caravelle, io capì tre
caramelle e accettai
subito, così mi sono ritrovato in mezzo all'oceano con una banda
di dementi tali che sembrava di essere a Domenica In.
INTERVISTATORE - E poi?
COLOMBO - Dopo tre giorni, la ciurma cominciava a dare in escandescenze
per la noia così, per fare qualcosa, ho detto: "perchè non
andiamo a scoprire l'India?".
INTERVISTATORE - L'India?
COLOMBO - Sa, io sono sempre stato appassionato di filosofie orientali,
solo che, una volta arrivati alle colonne d'Ercole, invece di andare a
destra abbiamo svoltato a sinistra e abbiamo fatto la frittata.
INTERVISTATORE - Gli indigeni come vi hanno accolti?
COLOMBO - Non mi dica... Una figura. Gli abbiamo offerto collanine
e
tappeti e loro ci hanno ricoperto di videoregistratori Sony fabbricati
a Taiwan. Credevano che fossimo vu cumprà. Ma basta parlare
dell'America. Perchè non mi fa un'intervista sullo sparasupposte
laser
che ho appena scoperto?
INTERVISTATORE - Sarà per un'altra volta grazie.
COLOMBO - Ecco. Lo sapevo, delle mie scoperte più recenti
non gliene
frega niente a nessuno. Pensano tutti all'America, l'America, l'America.
Ma adesso mi lasci in pace che devo fare colazione.
(Colombo estrae dalla tasca un uovo e se lo porta alla bocca)
INTERVISTATORE - E quello che cosa è?
COLOMBO - L'uovo di Colombo.
INTERVISTATORE - Stop. Questa è troppo scarsa. Sipario.
Interviste
con la storia:
LA
PARTENZA DEI MILLE

INTERVISTATORE
- Allora signor Peppinuccio di Capua, ci racconti come
andarono i fatti.
PEPPINUCCIO - Belin, non so se mi ricordo bene, è già
passato qualche
anno.
INTERVISTATORE - Quanti per l'esattezza?
PEPPINUCCIO - Mi faccia fare un po' di calcoli ... belin allora,
...
uno, due, tre... centoquarantasei. Me lo ricordo perchè in quell'anno
lì Mike Buongiorno cominciò a lavorare in tivù e
il Genoa vinse
l'ultimo campionato.
INTERVISTATORE - Diavolo che memoria! Ci racconti dunque.
PEPPINUCCIO - Belin, io avevo appena inaugurato la pizzeria Bella
Napoli, in località Quinto al mare...
INTERVISTATORE - Scusi se la interrompo, ma lei non dice un po'
troppe volte belin per essere napoletano?
PEPPINUCCIO - Napoletano?! Io sono genovese da centosette generazioni.
Il mio vero nome è Giobatta Sciaccaluga, solo che mi sono dovuto
trasformare in Peppinuccio di Capua per aprire la pizzeria.
INTERVISTATORE - Beh, mi sembra un po' strano come metodo.
PEPPINUCCIO - Strano un corno. Conosco un marocchino, che per aprire
un
risporante italiano ha fatto più lifting di Michel Jackson e Alba
Parietti messi insieme.
INTERVISTATORE - Che ristorante ha aperto?
PEPPINUCCIO - Da Marisa, specialità emiliane.
INTERVISTATORE - Andiamo avanti, cosa accadde quella fatidica notte
del
1860?
PEPPINUCCIO - Belin, è presto detto. La sera prima mi telefonano
per
prenotare. "Saremo trenta, trentacinque al massimo". "Che nome devo
mettere?", chiedo io. "Garibaldi". Scrivo Garibaldi sull'agenda delle
prenotazioni e, tra me e me, penso: questo qui deve essere uno ben ben
abelinato.
INTERVISTATORE - Perchè?
PEPPINUCCIO - Ma come, le sembra normale uno che telefoni per prenotare
nel 1860?
INTERVISTATORE - Che c'è di strano?
PEPPINUCCIO - Ma allora è abelinato anche lei. Nel 1860 il
telefono non
esisteva ancora. Ma il bello deve ancora venire. La sera dopo, sa in
quanti si presentano al seguito del signor Garibaldi?
INTERVISTATORE - Tiro a indovinare. Mille.
PEPPINUCCIO ... lei adesso mi deve dire come ha fatto.
INTERVISTATORE - Lasciamo perdere e vada avanti che il nastro corre.
PEPPINUCCIO - In mille si presentano! Ed era già quasi l'ora
di
chiusura. Ho dovuto farmi prestare le sedie dal cinema della parocchia
lì vicino.
INTERVISTATORE - Si sarà chiesto come mai erano tutti vestiti
in con la
camicia rossa?
PEPPINUCCIO - Secondo me erano maoisti. L'ho capito subito per
via
delle loro facce da sessantottini. Sporchi, puzzolenti, con la barba
lunga. Oggi non li farei neanche entrare ma quando uno è agli inizi...
E poi vorrei vedere lei alle prese con 207 quattro stagioni, 123
napoletane, 311 margherite, 218 al prosciutto, 141 calzoni, 520 birre
grandi, 478 birre medie, una mezza minerale perchè un maoista era
astemio, e una Pepsi perchè uno era un infiltrato della CIA, più
mille
profiteroles. Non le dico che lavoro è stato accontentare tutti.
Una
pizza.
INTERVISTATORE - Immagino. E poi?
PEPPINUCCIO - Poi ho dovuto preparare mille caffè, di cui
208
decaffeinati. E alla fine l'ammazzacaffè. Nel, retro avevo soltanto
una
riserva di amaro Santamaria e glielo ho offerto.
INTERVISTATORE - E Garibaldi?
PEPPINUCCIO - Garibaldi ha detto: "No grazie. Noi si va a Marsala".
INTERVISTATORE - Stop. Questa è troppo scarsa. Sipario.
Interviste
con la storia:
GESUALDO
PICCION EL GRANDE SCOBRIDOR

PICCION
- Senior intervistador, perche non pone qualche domanda anche a
mi?
INTERVISTATORE - A ti? Cioè, a te? E chi saresti tu da meritare
un'intervista?
PICCION - Io sono il grande navigator Gesualdo Piccion, lo scobridor
dell'Europa.
INTERVISTATORE - Oh, bella, che storia è questa?
PICCION - Mi esplico subitamente. Mentre il vostro grande navigatore
Cristoforo Colombo navigava con le sue tre caravelle la Nina, la Pinta
e Santa Maria per scoprire l'America, io navigavo con le mie tre
caravelle la Marisa, la Iole e la Santa Polenta per scoprire l'Europa.
INTERVISTATORE - Non mi dica che vi siete incontrati in mezzo al
mare.
PICCION - Certamente senor. Qualcuno dei miei marinai gli ha anche
mostrato el cul e si è buscato una insolasion. Quello che la storia
non
dice è che noi siamo arrivati almeno un mese prima di quel gran
cojon
del Cristoforo.
INTERVISTATORE - Non mi dica. Come è successo?
PICCION - Uno dei miei uomini ha gridato Terra! e in lontananza
ci è
apparsa una spiaggia, tutta coperta di giganteschi funghi colorati e
sotto i funghi c'erano gli indigeni.
INTERVISTATORE - Gli indigeni?
PICCION - Gente molto primitiva. Pensi che non avevano nemmeno
i
vestiti addosso e stavano tutti ammassati sotto il sole. Siamo subito
salpati per non avere niente a che fare con quei watussi.
INTERVISTATORE - Come faceva a sapere che erano watussi?
PICCION - Sulla spiaggia c'era un indigeno con la chitarra che
cantava
a squarciagola: "Siamo i watussi, siamo i watussi gli altissimi negri,
ogni tre passi, ogni tre passi, facciamo sei metri". Una tristezza
inimmaginabile. Avevamo previsto che gli europei fossero un popolo di
sottosviluppati, ma non fino a quel punto.
INTERVISTATORE - E poi?
PICCION - Abbiamo proseguito a navigar e siamo arrivati fino a
Milano?
INTERVISTATORE - Ma a Milano non c'è il mare!
PICCION - Ora capisco perchè i miei uomini si facevano un
cul così a
remare.
INTERVISTATORE - Vabbè, e poi?
PICCION - A Milano, ci hanno dato il foglio di via perchè
non avevamo
il permesso di soggiorno in regola, così abbiamo imboccato la A10
e
siamo arrivati fino al casello di San Remo.
INTERVISTATORE - E lì che è successo?
PICCION - La Polizia Stradale ci ha dato una multa di mezzo milion
perchè le caravelle avevano il bollo scaduto. Siamo arrivati nella
città dei fior neri di rabbia poi, per caso, siamo finiti sul
palcoscenico del festival e ci hanno fatto cantar.
INTERVISTATORE - Perchè?
PICCION - Credevano che fossimo i Neri per caso.
INTERVISTATORE - Stop. Questa è troppo scarsa. Sipario.
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